La siderurgia, in Calabria, ha origini molto antiche.

    Le popolazioni indigene ottenevano il ferro grazie all’uso di semplici buche scavate nel terreno.

    Al tempo dei romani erano ancora in uso dei "forni" molto semplici del tipo a "pozzetto" o a "suola".

   In seguito  i primi rudimentali forni, furono sostituiti con i forni a "catasta", a "camino", a "tino", alla "catalana", a “manica”, sino a giungere ai moderni altoforni.

  In Calabria, nei primi anni del XVI sec. nell'area dello Stilaro, erano attive sei ferriere, dotate di forni alla catalana,  altre due erano in funzione nei comuni di Cortale e Palermiti, mentre non  si hanno più notizie di quelle di Filandari, attive sul monte Poro.

   Nel 1523, la ferriera di Campoli, (Caulonia), ed in seguito quelle di Trentatarì (Fabrizia), Spatola e quella detta del "forno"( Bivongi), che già producevano proiettili di cannone per la Regia Corte,  furono regalate da Carlo V, a Cesare Fieramosca, fratello di Ettore, vincitore della famosa disfida di Barletta.

   Nel 1572, si iniziò a costruire lungo il corso dello Stilaro, nei pressi di Bivongi, in località "Perrocalle o Argalia", un nuovo forno per realizzare palle d'artiglieria.

  Nel 1621, il governo avviò la ristrutturazione e alla costruzione di nuove  ferriere nelle montagne di Stilo.

  Nel 1746, fu realizzata in Calabria la seconda fabbrica d’armi statale nel Regno, la: " Regia fonderia Cannonum

 Civitatis Stily". In questo nuovo polo siderurgico, che prese il nome dall’omonimo fiume “Assi”, costituito da sei ferriere, e nelle ferriere "Vecchie di Stilo", con le 8 già esistenti, furono realizzati su progetto dell’ Arch. Vanvitelli,  intorno al 1754/55, i tubi dell'acquedotto “Carolino” che conduceva l’acqua alla  Regia di Caserta.

 

Le ferriere

Interno di una ferriera

Ferriera “Arcà” - Stilo

Forno a “manica” -  Stilo

Ferriera “Arcà” - Stilo

Ferriere Fieramosca

Mulino do Furnu - Bivongi

Pianta delle miniere e delle ferriere

Interno di una ferriera